Al padre Louis subentrava, nel 1759, Cosimo Siries, che avrebbe diretto per trent’anni la Galleria dei Lavori. Bronzista e orafo, nonché mercante e collezionista d’arte, fu in rapporto con le personalità artistiche che in quegli anni contribuivano a rendere più vivace e internazionale l’ambiente fiorentino, come Angelica Kauffmann che gli donava un suo autoritratto giovanile. Fu pittrice anche la sorella di Cosimo, Violante, formatasi a Firenze con la pittrice Giovanna Fratellini e lo scultore Filippo della Valle, e fu ritrattista apprezzata dalla società aristocratica cittadina.
Nel 1765 l’arrivo del nuovo Granduca Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena faceva rinascere la corte a Firenze e apriva un periodo culturale e artistico di speciale fervore per la città. Palazzo Pitti rinnovava i suoi arredi, e non potevano mancarvi le pietre dure. Ma con la scomparsa dello Zocchi (1767) la manifattura rimase priva di un proprio artista, e per i commessi destinati alla reggia si fece ricorso in questo primo periodo ai fortunati modelli del pittore, già tradotti in pietre dure per Vienna e conservati presso la manifattura.
Negli anni settanta nuove figure artistiche entrarono in rapporto con la Galleria dei Lavori, e furono i pittori Gesualdo Ferri e Antonio Cioci, non a caso compresenti nella decorazione pittorica della Villa del Poggio Imperiale, la maggiore impresa artistica leopoldina di quel periodo. Il Cioci rimase per un ventennio, fino alla morte nel 1792, il “pittore e sceglitore di pietre” della Galleria, incaricato di preparare i modelli pittorici, ma anche di cercare nel campionario lapideo le cromie adatte per tradurli in pietre dure.
Dai suoi esordi di vedutista, il pittore Antonio Cioci passava verso la fine della sua attività a prediligere temi di natura morta in chiave di suggestivo trompe-l’oeil, e analoga evoluzione si coglie nei modelli da lui concepiti per i commessi di pietre dure. Dalle scene di genere e dalle vedute degli anni settanta, ancora sulla scia dello stile inaugurato dallo Zocchi per i mosaici della Galleria, nel decennio successivo il Cioci elabora inediti soggetti di nature morte, con sofisticate composizioni di vasi o di conchiglie, che nella smaltata traduzione in pietre dure potenziano l’effetto di surreale verosimiglianza.