
Il tesoro di San Lorenzo, esposto parte nella cripta e parte nelle sagrestie ai lati dell’altare
della Cappella dei Principi, comprende circa un centinaio di vasi provenienti dal tesoro della Basilica
di san Lorenzo furono depositati nel Museo nel 1945.
Storicamente il tesoro può essere suddiviso in tre sezioni.
Il nucleo più antico attiene a quanto resta del tesoro di Lorenzo il Magnifico disperso a seguito
della cacciata dei Medici da Firenze e del saccheggio del Palazzo di via Larga e comprende vasi in
cristallo di rocca, ametista e diaspro che contengono preziose reliquie acquistate a Costantinopoli
e in Grecia, donate alla Basilica da Papa Leone X, assieme al prezioso pastorale
( scheda : Manifattura fiorentina del primo quarto del sec. XVI, argento cesellato,
costituito da un tronco di alloro tagliato alla base e terminante in tre ramoscelli intrecciati
che formano il riccio finale, recante a tutto tondo il busto di San Lorenzo),
una bandinella con
le armi di Leone X(scheda Manifattura fiorentina del primo quarto del sec. XVI, velluto in trama laminato
a fondo raso di seta gialla e rossa , lanciato in trama di seta gialla e laminato in doppia trama di
argento dorato opera in argento dorato bouclè (allucciolato) a due altezze cm 315x67; ricamo in filo di argento
e argento dorato, gallone in filo di seta gialla e argento dorato, fodera in seta gialla (ermesino), cordone
in cotone giallo e iuta, bastone in legno con finali intagliati e dorati. La Bandinella è rimasta l’unica
testimonianza tessile cinquecentesca dei doni medicei a San Lorenzo) e, con ogni probabilità, una mitria tutta
piena di perle e pietre preziose. ( scheda: Manifattura fiorentina del primo quarto del sec. XVI, tempestata di
perle e pietre preziose….)
Il secondo nucleo è costituito dalla donazione di Papa Clemente VII de’ Medici, che offrì alla
chiesa laurenziana tutte le reliquie raccolte da Leone X, compresi i vasi di Lorenzo il Magnifico.
Fra questi oggetti è il reliquiario con frammenti di ossa di Sant’Erina (scheda: entro un vaso fatimita
cesellato e con una montatura veneziana in metallo prezioso con smalti, recante una perla sul coperchio.
L’ansa è a forma di serpente, il beccuccio a foggia di drago). Il Papa donò anche altri vasi in pietre dure.
Questo secondo gruppo è costituito anche da oggetti preziosi fatti eseguire, ai più valenti orafi,
dai Granduchi (da Cosimo I a Cristina di Lorena, fino a Cosimo III). Fra questi il Reliquiario di
San Rocco di Bernardino Baldini, risalente al 1553, dono di Cosimo I, insieme all’altro vaso fatimita
contenente le ossa di molti martiri, con la preziosa montatura del 1555, sempre del Baldini.
Il terzo gruppo di reliquiari (in parte di Cristina di Lorena, in parte di Vittoria della Rovere,
ma soprattutto realizzati per volontà di Cosimo III) proviene dalla Cappella Palatina di Palazzo Pitti,
frutto di uno scambio fra questa e San Lorenzo in cambio di un ragguardevole gruppo di vasi sacri che
ora sono esposti al Museo degli Argenti. Quest’ultima sezione contiene opere non solo di manifattura
fiorentina, ma anche di altre scuole, da quella romana a quella tedesca. In questo gruppo è il reliquiario
di San Casimiro, di Massimiliano Soldani Benzi, in argento sbalzato, cesellato, inciso, fuso e dorato
del 1687, eseguito su committenza di Cosimo III per la Cappella Palatina, e gli altri numerosi
reliquiari dello stesso Soldani Benzi, in cui all’argento e all’oro si unisce la lavorazione delle pietre dure.