
Da due scale in pietra forte si raggiunge la Cappella dei Principi, ottagonale, concepita come
una chiesa a pianta centrale che si appoggia al presbiterio e al coro della Basilica di San
Lorenzo ed a quelli collegata.
Il grande lavoro di rivestimento del tamburo e delle pareti della fascia inferiore, realizzato
in marmi pregiati secondo i canoni dello stile barocco, fu concluso nel 1613. L’ottagono
dell’architettura scandito da lesene comprende i cenotafi dei Granduchi
(Cosimo I, Francesco I, Ferdinando I, Cosimo II, Ferdinando II, Cosimo III) con le iscrizioni
dedicatorie, ma nelle nicchie dove avrebbero dovuto trovar posto le sculture raffiguranti i
Granduchi di Toscana furono inserite solo due statue a figura intera in bronzo dorato quella
di Ferdinando I, opera di Piero (1577-1640) e Ferdinando (1616 ca.-1686) Tacca e quella di
Cosimo II realizzata da Pietro Tacca fra il 1626 e la metà degli anni Quaranta del secolo.
Le operazioni procedettero lentamente per tutto il secolo. Fu Anna Maria Luisa, ultima erede
di una dinastia destinata ad estinguersi con lei, ad imprimere al cantiere un’accelerazione
decisiva. Durante la sua vita infatti fu voltata la cupola (eseguita su progetto di
Ferdinando e Giuseppe Ruggeri), ma mai conclusa nei costoloni e nella lanterna, mentre
la decorazione a mosaico prevista all’origine fu sostituita da una ad affresco realizzata solo
più tardi (1828-37) dal pittore neoclassico Pietro Benvenuti (1769-1844) con quattro episodi
tratti dalle storie della Genesi (la Creazione di Adamo ed Eva, il Peccato originale, la Morte
di Abele, il Diluvio Universale) ai quali si contrappongono altrettanti episodi tratti dal Nuovo
Testamento (Natività, Crocifissione, Resurrezione e Giudizio Universale). Nell’anello finale,
diviso in ottagoni vi sono le immagini dei quattro Evangelisti (Giovanni, Luca, Marco, Matteo),
e le quattro figure dei Precursori (Mosè, Aronne, David e San Giovanniprecursore.
L’altare, la cui prima ideazione è di Bernardo Buontalenti, è frutto di una ricomposizione e
assemblaggio di pannelli in pietra dura eseguito fra il 1927 e il ’37, mentre la pavimentazione
fu terminata solo nel 1962 dall’Opificio delle Pietre Dure, che ancora opera in quel settore.
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