
Nel pieno Quattrocento fiorentino, l’opera di Desiderio da Settignano (1429
circa – 1464) costituisce uno dei momenti più alti della creatività nel
campo della scultura del Rinascimento. Il terzo quarto del Quattrocento è per
Firenze un periodo di particolare fioritura nel campo della scultura, spesso
definito come il tempo del “dolce stile”. Dopo la straordinaria produzione
della prima metà del secolo, che con Donatello, Ghiberti, Nanni di Banco, Luca
della Robbia e Michelozzo aveva posto le basi del Rinascimento in Toscana,
una nuova generazione raccoglie l’eredità di Donatello, quando il maestro
lascia Firenze per stabilirsi a Padova, nel 1443. Fra i protagonisti di questo
nuovo stile scultoreo – che
si forma soprattutto nella bottega di Bernardo Rossellino e in cui si collocano
artisti quali Antonio Rossellino, Mino da Fiesole, Benedetto da Maiano, Matteo
Civitali – Desiderio
da Settignano è in assoluto uno dei maestri più creativi e più emozionanti.
Il Museo Nazionale del Bargello, in collaborazione con il Museo del Louvre
(27 ottobre 2006 – 22 gennaio 2007) e con la National Gallery di Washington
(1 luglio – 8
ottobre 2007), ha voluto organizzare la prima mostra dedicata a questo artista,
promossa dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Soprintendenza
Speciale per il Polo Museale Fiorentino, Firenze Musei e l’Ente Cassa di Risparmio
di Firenze. Sebbene Desiderio muoia molto giovane nel 1464 a trentacinque
anni circa, la sua opera è particolarmente significativa dello stile fiorentino
degli anni cinquanta e sessanta del ‘400: cioè, del momento che segue
la partenza di Donatello per Padova (1443) e in cui una nuova generazione
di scultori sviluppa a Firenze il linguaggio formale del Rinascimento. Assieme
ad altri artisti – come
ad esempio Antonio Rossellino - Desiderio caratterizza il suo linguaggio
formale come uno “stile dolce”, che unisce un sensibile trattamento della
materia alla dolcezza delle figure e alla forza delle espressioni in uno
straordinario catalogo di opere, realizzate principalmente in marmo. Come
e più di
Donatello, Desiderio raggiunge nella lavorazione del marmo – ed in particolare
nella resa del rilievo “stiacciato” – un
livello di perfezione raramente eguagliato. Nell’ambito di una produzione autografa
necessariamente ristretta a causa della morte precoce dell’artista, il Museo
Nazionale del Bargello ha la fortuna di possedere nelle sue collezioni un
cospicuo gruppo di opere desideriane, di differenti tipologie, che annoverano
anche tra di loro la celebre statua del San Giovannino Martelli (tra l’altro,
logo storico del nostro Istituto bancario più rappresentativo), che, secondo
gli studi più attuali, è frutto
della collaborazione tra Donatello e Desiderio e la dimostrazione del loro
profondo legame artistico, testimoniato anche dal Vasari. La riunione delle
opere del Bargello con le sei opere di Desiderio conservate nelle collezioni
del Louvre, consente di costruire un nucleo rappresentativo e di suprema
qualità artistica,
attorno al quale sviluppare la prima esposizione monografica dedicata a questo
artista straordinario e particolarmente noto per alcuni ‘generi’ in cui
eccelse tra i contemporanei: come i busti di bambini e i bassorilievi di
virtuosistica raffinatezza, sia di soggetto sacro, come le Madonne col Bambino,
che profano, come i Ritratti dei Cesari. Al progetto originario per una mostra
da tenersi a Parigi e a Firenze, che prevedeva inizialmente la cooperazione
e lo ‘scambio’ dei
due musei – con
pochi altri prestiti da collezioni pubbliche italiane ed europee – si è poi
aggiunta come terzo partner la National Gallery of Art di Washington, che
a sua volta possiede alcune opere di Desiderio, tra le più rappresentative
e squisite. A questo punto, la rassegna desideriana ha acquistato la fisionomia
di una irripetibile occasione – attraverso
la collaborazione scientifica diretta dei tre più grandi musei di scultura,
in un progetto comune capace oltretutto di ottimizzare le risorse - di vedere
riunite pressoché tutte le opere di questo raro scultore, perché possa
essere nuovamente studiato dagli storici e, soprattutto, meglio conosciuto
dal pubblico. L’esposizione si articola in diverse sezioni tematiche, che sviluppano
tutti i generi della scultura desideriana: mettendo in luce alcune tipologie
artistiche e alcune problematiche essenziali per la comprensione dell’artista
e della sua epoca. Tra questi il ritratto e i suoi particolari connotati,
i modi della rappresentazione del reale attraverso una sensibile accurata
resa del rilievo “stiacciato”,
la relazione tra forme sacre e profane. Ritratti Gli splendidi busti del
Bargello (Ritratto di gentildonna e Ritratto di giovinetto), uniti alla celebre
Marietta Strozzi (concessa eccezionalmente, alla sola sede di Firenze, dal
Bode Museum di Berlino) e alla Santa Costanza (già conosciuta come “La
Belle Florentine”,
del Louvre) evocano in modo esauriente e suggestivo la straordinaria fioritura
di tale particolare genere d’arte, legato all’ascesa sociale dei mercanti-banchieri
fiorentini alla metà del Quattrocento e alle loro nuove e grandi dimore, dove
ambivano esporre i ritratti propri e dei familiari, realizzati dagli artisti
più famosi.
Rilievi Desiderio è sempre stato considerato un virtuoso dell’intaglio
marmoreo. Egli è il solo a riprendere e a sviluppare, dopo Donatello, la tecnica
del rilievo “stiacciato”, cioè di minima profondità, di
cui il Tondo Arconati Visconti (del Louvre), la Madonna Panciatichi (del
Bargello) e la Madonna Foulc (da Philadelphia) costituiscono esempi di straordinaria
delicatezza esecutiva, indimenticabili per l’espressione dei sentimenti; mentre
la giovanile Madonna di Torino (Galleria Sabauda) – con le sue repliche antiche
(Museo di Lione) - offre anche spunti di verifica attibutiva; e il rilievo
con San Girolamo nel deserto (dalla National Gallery di Washington), con
i suo sfondo di paesaggio, costituisce una sorta di “pittura marmorea”,
a carattere narrativo di ascendenza donatelliana. Nel loro insieme, questi
rilievi costituiscono il più evidente
precedente – anche psicologico – dello “sfumato” di Leonardo,
che formandosi col Verrocchio, allievo e quasi coetaneo di Desiderio, ebbe
certo modo di meditare sulle sue opere. Il Putto di San Lorenzo: ovvero,
il Gesù bambino
benedicente, in piedi sopra il calice dell’Eucarestia e con in mano la corona
di spine, è una delle opere più celebri e imitate di Desiderio, fin
dal tempo della sua realizzazione. L’originale sormonta ancora oggi il Tabernacolo
del Sacramento, nella basilica fiorentina di San Lorenzo, per il quale fu
creato e che nel suo insieme, rappresenta una delle opere monumentali più importanti
di Desiderio. La fortuna di questo “Bambino” nel Quattrocento rende tuttavia
possibile presentarne in mostra quattro diverse repliche coeve, in stucco
e in terracotta policroma, a testimonianza della sua fortuna. La scultura
decorativa La bottega di Desiderio e di suo fratello Geri, fu a suo tempo
famosa anche per la lavorazione e l’intaglio della pietra serena, con cui venivano
realizzati ornati a carattere architettonico (fregi – come quello della Cappella
Pazzi, in Santa Croce - mensole, cornici, lavabi, camini ecc. ), ed anche
stemmi e emblemi araldici. Se ne presenta un esempio nello Stemma Serzelli,
proveniente da Galeata (oggi nel Museo comunale di Forlì), di particolare raffinatezza.
La bottega desideriana fu altrettanto attiva e celebre nella produzione decorativa
marmorea, dove eccelse lo stesso Desiderio fin dalla sua giovinezza: come
ben si vede negli ornati del Monumento funebre di Carlo Marsuppini, in Santa
Croce. Sappiamo dalle fonti che i Medici gli affidarono la realizzazione
del basamento del David bronzeo di Donatello, che ornava il centro del cortile
del loro nuovo palazzo di Via Larga. Il basamento desideriano fu danneggiato
da un fulmine ai primi del Cinquecento e da allora disperso: tuttavia studi
recenti hanno individuato due frammenti superstiti, raffiguranti teste di
Arpie (nelle collezioni Chigi Saracini e Horne), che si presenteranno solo
nell’edizione
fiorentina, anche per la presenza al Bargello del David donatelliano, al
quale furono forse un tempo sottoposte. Le due opere monumentali e inamovibili – il
Monumento funebre di Carlo Marsuppini, in Santa Croce (c.1455-1459) e il
Tabernacolo del Sacramento, in San Lorenzo (c.1459-1461) – che
costituiscono le pietre miliari della carriera di Desiderio e due capolavori
assoluti della scultura rinascimentale, costituiscono ovviamente parte integrante
della mostra fiorentina, che dal Bargello si irraggerà sia verso le sale del
Museo, che ospitano i capolavori di Donatello e di tutti i maestri del Quattrocento,
sia verso le due illustri basiliche. A questo proposito, puntuali accordi
con l’Opera
di Santa Croce e con l’Opera Mediceo-Laurenziana, permetteranno che i due monumenti
siano facilmente accessibili ai visitatori: in occasione della mostra, la
Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Fiorentino ha infatti finanziato
il completo restauro del Tabernacolo di San Lorenzo e una nuova illuminazione
dell’opera
come pure del Monumento Marsuppini per rivelare al pubblico, anche dopo la
mostra, tutta la bellezza e la poesia dell’arte di Desiderio da Settignano.
Altri restauri di opere desideriane sono stati finanziati, in occasione della
mostra, dal Lions Club Firenze Bargello e dalla Associazione degli “Amici del
Bargello”.
Questo evento espositivo vuole dunque rendere giustizia a uno straordinario ‘virtuoso’ del
marmo, mettendone in evidenza il ruolo di primo piano nella storia della
scultura toscana del XV secolo, come pupillo di Donatello e come l’interprete
più sensibile
e più moderno della sua lezione: all’arte di Desiderio guarderà con
particolare attenzione il giovane Leonardo, nei suoi studi sullo ‘sfumato’ non
meno che nella resa psicologica dei suoi personaggi. La mostra vuole anche
essere l’occasione per confrontare la maggior parte delle opere dello scultore,
consentendo così di approfondire la conoscenza del suo stile e della sua tecnica,
nonché dei ‘generi’ decorativi
in cui si specializzò la sua bottega. Il catalogo include contributi di numerosi
storici dell’arte europei e americani e permette attraverso una
ricca serie di saggi, di schede e di immagini, di fare il punto su un artista
tanto squisito quanto controverso e misterioso, a cui da quaranta anni non è stato
dedicato alcuno studio monografico.
