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Dodici mesi d'Arte

Dodici capolavori presentati e descritti dal
soprintendente Cristina Acidini

Agosto Gaspero Giuseppe Gherardi L'Arno dal Ponte Vecchio con la veduta del Lungarno Acciaiuoli e del Ponte a Santa Trinita Gaspero Giuseppe Gherardi (Firenze 1790-1884) L'Arno dal Ponte Vecchio con la veduta del Lungarno Acciaiuoli e del Ponte a Santa Trinita, 1840- 1860 ca. Olio su tela, 42 x 61 cm. Firenze, Galleria d'Arte Moderna. di Cristina Acidini

Come altri suoi "compagni", questo quadro è stato a lungo in deposito presso il "Museo di Firenze com'era" e solo da poco, con gli altri, è tornato nella disponibilità della Galleria d'Arte Moderna, che lo ha inserito con altri in una garbatissima mostra (aperta fino al 28 ottobre prossimo) di quasi cinquanta opere pittoriche dedicate a Firenze nell'arco di oltre un secolo, con un inizio simbolico nel 1789 e una conclusione altrettanto simbolica alla vigilia della seconda Guerra Mondiale.
Passano le epoche, i governi, le mode, ma non si estingue il messaggio di bellezza emanante da Firenze : e questo nonostante i continui cambiamenti, macroscopici o subdoli, che hanno trasformato la città racchiusa nelle mura di un tempo nella città dilatata di oggi, fulgida testa di una cometa che ha la sua lunga coda nella conurbazione della Piana a ovest.
Molti i dipinti che avrei potuto scegliere, di autori anche amatissimi come Telemaco Signorini o Ottone Rosai. Se ho scelto Gherardi, dignitoso rappresentante di una corrente paesaggistica non particolarmente innovativa, è perché ho inteso mettere al centro, da protagonista indisturbata, la veduta fluviale dal ponte più antico e noto, una veduta che in ragione dell'assenza del monumento a Benvenuto Cellini (posto nel 1901) dilata lo spazio allo sguardo. L'ora è di tramonto, la luce è dorata, in sintonia con la canicola dei mesi estivi, quando attraversare il Ponte Vecchio di pomeriggio sulla direttrice Uffizi-Pitti non somiglia a una traversata del deserto solo perché il percorso è affollatissimo di visitatori stranieri. Sul ponte del Gherardi invece pochi ma costumatissimi passanti, tre giovanotti in ozio, una mendicante col bimbo in grembo: buona borghesia e "proletariato" in un'evocazione da idillio, nella nostalgia dei giorni estremi del granducato.