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La Gioconda di Leonardo da Vinci agli Uffizi nel 1913

Sono trascorsi poco più di 50 anni dalla scomparsa di Giovanni Poggi. Ma l'ex-direttore degli Uffizi e poi soprintendente, nato nel 1880, è noto anche per aver fatto l'expertise sull'icona della pittura occidentale, la Gioconda di Leonardo da Vinci e per aver deciso di esporla nel 1913 nella Galleria degli Uffizi, insieme ad altri due capolavori dell'artista di Vinci, l'Annunciazione e l'Adorazione dei Magi. La «prova» di questa temporanea quanto miracolosa mostra di Monna Lisa insieme alle altre due pitture è una grande fotografia che fa parte proprio del patrimonio dell'ex- soprintendente Poggi, finalmente consultabile presso l'Archivio Storico delle Gallerie, in via Lambertesca.


La Gioconda ammirata dai funzionari della Soprintendenza sul cavalcavia di Via della Ninna

A questa fotografia di recente si sono aggiunte altre immagini di quell'evento eccezionale, appena pubblicate sul primo volume dei Quaderni del Gabinetto Fotografico della Soprintendenza fiorentina che quindi "esordisce" con la testimonianza di questo illustre "ospite" quasi cent'anni fa agli Uffizi. Infatti, anche se sono trascorsi 98 anni da quell'avvenimento, è comunque emozionante trovarsi di fronte a un allestimento così unico, così irripetibile.

Ma come arrivò la Gioconda a Firenze?

Grazie a un furto, al famoso furto perpetrato da un certo Vincenzo Peruggia da Dumenza, piccola cittadina sulle rive del lago Maggiore. È a questo personaggio baffuto che si deve il «colpo» del secolo, il furto della Gioconda di Leonardo da Vinci dal Louvre di Parigi. Peruggia era un semplice imbianchino che la mattina del 21 agosto 1911, un lunedì, decise di compiere un'azione che, due anni dopo, lo avrebbe catapultato sulle prime pagine di tutti i giornali del mondo. Il padre di tutti i musei parigini lo conosceva bene perché vi aveva lavorato come addetto alla sistemazione di una teca di vetro che doveva preservare il celeberrimo dipinto di Leonardo dalla polvere e dall'umidità.


La Gioconda ammirata dai funzionari della Soprintendenza sul cavalcavia di Via della Ninna

Il giorno che decise di mettere in atto il suo piano, tutto filò liscio: finse una sbronza, si ritirò nella camera che divideva con un compagno, di buon mattino si diresse verso il Louvre dove sapeva esserci un custode a quell'ora dormiva pesantemente, entrò nel museo, staccò il dipinto, lo nascose sotto il giubbotto, uscì dal museo, tornò nel suo appartamento nascondendo il capolavoro sotto al letto e si rimise a dormire. Peruggia aveva compiuto il colpo convinto che il dipinto fosse stato sottratto all'Italia dalle invasioni francesi dei secoli passati, mentre invece Francesco I di Francia aveva acquistato regolarmente da Leonardo da Vinci il dipinto.

Per due anni Peruggia si tenne con sé l'opera poi compì un atto assurdo così come era stato assurdo il furto. Peruggia indirizzò una lettera, firmandosi «Vincent Leonard» , all'antiquario fiorentino Alfredo Geri, proponendogli la vendita del dipinto di Leonardo da concordarsi durante un appuntamento all'albergo «Tripoli e Italia». Il caso volle che scelse la persona sbagliata, poiché Geri chiamò proprio Giovanni Poggi per la perizia. Quest'ultimo, pur confermando che si trattava veramente della Monna Lisa di Leonardo, non ebbe alcuna esitazione: si rivolse ai carabinieri i quali arrestarono Peruggia e recuperarono la Gioconda. Peruggia fu condannato, nel giugno del 1913 a Firenze, a un anno e 15 giorni di reclusione che scontò per intero; Poggi invece chiese e ottenne, considerati gli ottimi rapporti italo-francesi, di poter esporre il dipinto agli Uffizi fino al gennaio 1914, come testimoniano le fotografie che qui pubblichiamo