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Cappelle Medicee: torna visibile il "coronamento" di Michelangelo


17-01-2013 | 23-04-2013

Torna visibile da oggi, nella cripta delle Cappelle Medicee a Firenze, l’originale “coronamento” della lanterna progettato da Michelangelo su commissione di Papa Leone X, che era collocato sulla cupola della Sagrestia Nuova della Basilica di San Lorenzo.
In previsione della sua successiva quanto necessaria conservazione nel museo, il “coronamento” è stato rimosso durante i lavori per il restauro architettonico della cupola, e subito avviato al delicato restauro per opera di Ludovica Nicolai, contestualmente alla sostituzione con una copia realizzata da Andrea Fedeli.
Adesso il “coronamento” trova definitiva collocazione all’interno delle Cappelle Medicee e, tra marzo e ottobre di quest’anno, sarà una delle opere più interessanti di “Nello splendore Mediceo. Papa Leone X e Firenze”, la mostra del programma di “Un anno ad arte 2013” curata da Nicoletta Baldini e dalla direttrice del museo, Monica Bietti.
Non solo: l’odierna presentazione ai media del “coronamento” ormai restaurato, arricchisce ulteriormente la parte fruibile del patrimonio storico-artistico delle Cappelle Medicee, i cui visitatori potranno finalmente apprezzare “da vicino” uno tra gli oggetti meno noti della creatività michelangiolesca, scoprendone particolari e caratteristiche salienti, cui va aggiunto il legame esistente tra alcuni disegni geometrici di Leonardo da Vinci e la figura progettata da Michelangelo.

L’IDEA MICHELANGIOLESCA
Generalmente il “coronamento” delle cupole o delle cappelle è costituito da una sfera (simboleggiante il mondo) sormontata da una croce. Michelangelo adulto, invece, progettò di porre sulla lanterna della Sagrestia Nuova, a compimento della tomba dei giovani principi di casa Medici, un “coronamento composto da vari elementi il più vistoso dei quali è un solido pressoché sferico. In realtà si tratta di due semisfere sfaccettate a triangoli, sovrastate da una pesante croce a scatola che poggia su un nodo decorato – una sorta di anello - sotto il quale vi è una lamina a tronco di cono da cui partono otto fasce che terminano con teste di leone.
Il poliedro, che Vasari descrisse “a settantadue facce”, in realtà ne ha solo 60, triangolari, impostate sugli spigoli di un dodecaedro formando così un solido con 12 piramidi a base pentagonale, chiamato Duodecedron elevatus solidus.

L’incarico a Michelangelo dell’opera fu affidato dal primo papa Medici, Leone X, nel 1520, ma la realizzazione avvenne durante il pontificato del secondo papa mediceo, Clemente VII, eletto nel 1523. E infatti, nel gennaio del 1525, Michelangelo scriveva al papa Clemente VII che “la lanterna qua della chapella di decto San Lorenzo, Stefano l’à finita di mecter su e schopertola, e piace universalmente a ognuno, e chosì farà a Vostra Santità. Facciàn fare la palla, che viene alta circha un braccio: e io ò pensato, per variarla dall’altre, di farla a faccie, che credo che arà gratia; e chosì si fa”.
In queste poche parole si comprende la volontà di Michelangelo di arricchire la lanterna, che già “piace universalmente a ognuno”, con la realizzazione un’opera unica nel suo genere, com’era del resto lo spazio sottostante, la Sagrestia Nuova.
La composizione in rame dorato fu realizzata da Giovanni di Baldassarre, detto “il Piloto”, orafo fiorentino di cui è poco conosciuta l’attività, ma che certamente fu collaboratore di Michelangelo (e con lui attivo a Venezia e Roma), di Perino del Vaga, nonché amico di Benvenuto Cellini.