
L’itinerario figurativo proposto da questa sala – che raccoglie il deposito comunale risalente agli anni in cui divenne attiva la Convenzione fra lo Stato e il Comune di Firenze – consente di valutare le analogie e le differenze che legano o distinguono fra loro i protagonisti della stagione macchiaiola, e offrono un ricco repertorio entro il quale spiccano alcuni tra i massimi raggiungimenti di Fattori e di Signorini.
I piccoli studi di Vito D’Ancona, addensati di materia luminosa, le poetiche analogie di forma e colore studiate sul vero da Abbati, Sernesi e Borrani forniscono infatti un contrappunto visivo e teorico all’evoluzione appartata dell’arte di Fattori, dalle prime ‘macchie’ dei soldati del 1859 alla felice esperienza di Livorno e di Castiglioncello, sino allo stile degli ultimi anni, in cui la prevalenza accordata al segno rispetto al colore distingue la corrente più aggiornata del movimento, il quale trova in Signorini la sua espressione internazionale.