Prima di una serie di iniziative internazionali che a partire da quest’anno saranno dedicate a Fausto Melotti (Rovereto 1901 - Milano 1986), la mostra del Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi prende avvio dalla recente donazione alla collezione fiorentina di centotrentadue opere di grafica, fortemente voluta in ricordo del padre dalla figlia Marta.
Quarantuno disegni, una selezione di dodici tra stampe sciolte e cartelle, e due delle sue celebri “anti-sculture”, strutture metalliche filiformi, simili a grafismi leggeri sospesi nello spazio, consentiranno di seguire l’evoluzione di questo protagonista dell’arte del ventesimo secolo, dagli esordi negli anni Trenta, legati alla nascita dell’astrattismo in Italia, fino alla piena maturità.
Attento interprete del proprio tempo e in questo senso in contatto con l’amico Lucio Fontana e avvicinato inoltre dalla critica a certo Surrealismo, ma anche ad Alberto Giacometti e Alexander Calder, Fausto Melotti fu soprattutto fedele a se stesso e alla propria visione, sempre poetica e talvolta non priva di ironia, del mondo e della vita.
Cogliamo più di una traccia del suo personale approccio alla realtà nei numerosi scritti, poesie, aforismi che, per questa ragione opportunamente valorizzati nel catalogo, consentono di mettere a fuoco molti aspetti della intensa e multiforme attività artistica. Un percorso accompagnato da un profondo amore per la musica che, insieme all’inesausto ricorso ai miti della classicità, ispirò sempre l’artista come confermano anche i titoli altamente evocativi di alcune opere esposte: L’ultimo canto di Orfeo (1979), Canone variato (1972), ed Euridice (1955).