La possibilità di accedere in rete alla banca dati sulle opere fiorentine colpite dall’alluvione del 1966 non è altro che l’ultimo atto di un lungo percorso che mira a rendere accessibili le informazioni contenute in un elenco ormai storico che, fino al 2006, è stato mero strumento di lavoro per coloro che vi registravano i movimenti delle opere.
Nella scelta di utilizzare un mezzo di ampia diffusione sta la convinzione di fornire a conservatori e studiosi uno strumento il cui rapido aggiornamento, unito ad una facile consultazione, consenta attraverso risultati condivisi un avanzamento della conoscenza e la successiva sottrazione all’oblio di opere ormai da tempo dimenticate.
Se al G. R. 5487 troviamo il Crocifisso di Cimabue, tragico emblema dell’arte colpita dalle acque nel Cenacolo di Santa Croce a Firenze, e scorrendo l’elenco molte altre grandi opere di provenienza ecclesiastica, tanti sono gli arredi che compaiono nel nostro “elenco”, e che in parte ancora giacciono nei depositi. Molti di questi, non ultimo il ricchissimo patrimonio tessile, non ebbero facile leggibilità e individuazione, tanto da apparire, all’epoca, difficilmente schedabili e ancora oggi, la scarsità o l’assenza di elementi ne impediscono il riconoscimento. Non si consideri quindi esaustiva questa enumerazione di opere –identificate dai numeri del Gabinetto Restauri (G. R. 5000-6489)- che, come è facile capire anche da parte di chi non ha vissuto i giorni della grande alluvione, non può comprendere l’intero patrimonio di opere mobili, dipinti e sculture, suppellettili e arredi, che l’acqua d’Arno danneggiò.