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Opere alluvionate

Introduzione



Piccoli grandi tesori alluvionati
Un patrimonio da non dimenticare


A cura di:
Magnolia Scudieri
Maria Grazi Vaccari
Francesca Fiorelli Malesci

Edito da: Sillabe
La possibilità di accedere in rete alla banca dati sulle opere fiorentine colpite dall’alluvione del 1966 non è altro che l’ultimo atto di un lungo percorso che mira a rendere accessibili le informazioni contenute in un elenco ormai storico che, fino al 2006, è stato mero strumento di lavoro per coloro che vi registravano i movimenti delle opere.

Nella scelta di utilizzare un mezzo di ampia diffusione sta la convinzione di fornire a conservatori e studiosi uno strumento il cui rapido aggiornamento, unito ad una facile consultazione, consenta attraverso risultati condivisi un avanzamento della conoscenza e la successiva sottrazione all’oblio di opere ormai da tempo dimenticate.

Se al G. R. 5487 troviamo il Crocifisso di Cimabue, tragico emblema dell’arte colpita dalle acque nel Cenacolo di Santa Croce a Firenze, e scorrendo l’elenco molte altre grandi opere di provenienza ecclesiastica, tanti sono gli arredi che compaiono nel nostro “elenco”, e che in parte ancora giacciono nei depositi. Molti di questi, non ultimo il ricchissimo patrimonio tessile, non ebbero facile leggibilità e individuazione, tanto da apparire, all’epoca, difficilmente schedabili e ancora oggi, la scarsità o l’assenza di elementi ne impediscono il riconoscimento. Non si consideri quindi esaustiva questa enumerazione di opere –identificate dai numeri del Gabinetto Restauri (G. R. 5000-6489)- che, come è facile capire anche da parte di chi non ha vissuto i giorni della grande alluvione, non può comprendere l’intero patrimonio di opere mobili, dipinti e sculture, suppellettili e arredi, che l’acqua d’Arno danneggiò.

Quarant'anni non sono bastati [PDF - 102kb]

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Un Poccetti dimenticato

Un recentissimo e fortunato recupero può essere scelto ad emblema di cosa ha significato l’ininterrotto lavoro delle Soprintendenze nei decenni che ormai ci separano dall’alluvione del 1966. Proprio il rinnovato interesse per le opere alluvionate nel trascorso 2006 ha portato ad individuare, e grazie ad una “illuminata” sponsorizzazione portare a conclusione, il restauro di una grande tela inedita di Bernardino Poccetti (G. R. 6312).

Quale dipinto potrebbe essere più rappresentativo della città e delle opere recuperate dall’alluvione di questo San Zanobi che converte alla fede il popolo di Firenze: il Santo vescovo vissuto nel IV secolo d. C., patrono insieme a Giovanni Battista della città, amministra il battesimo mentre in primo piano il Fiume Arno, con il leone ai piedi, guarda la città e il suo popolo che si affolla intono al Battistero, tempio già dedicato a Marte.

Fragile tela da apparato, eseguita probabilmente per le nozze di Ferdinando I con Cristina di Lorena del 1589 -in occasione delle quali la cattedrale e tutta la città furono abbellite con dipinti e sculture- era entrata nel patrimonio delle Gallerie Fiorentine già a partire dal 1880 e per lungo tempo, a causa delle precarie condizioni, collocata nei depositi.